STORIA DELLA CORNAMUSA SCOZZESE

 

Storia della cornamusa scozzese

Le cornamuse... questi fantastici strumenti dotati di un timbro davvero particolare, così antico eppure così moderno!

 Un suono che sembra provenire direttamente dagli albori dell'umanità e che magari si può invece ritrovare in qualche folk rock band, mentre dialoga tranquillamente con una chitarra elettrica parlandone la stessa lingua, come se i secoli, per non dire i millenni, di storia che li dividono non avessero assolutamente alcun significato!

Le cornamuse, dicevo... Ok, ma quanti tipi di cornamuse esistono, qual'è la loro storia, come sono fatte e che tipo di musica possono suonare? In queste pagine risponderò a tutte queste domande, iniziando dalla storia delle cornamuse in generale e di quella scozzese in particolare. Iniziamo col dire che con il termine generico "cornamuse" si intende una grande famiglia di strumenti che conta al suo interno centinaia di esemplari diversi. Per intenderci, ogni Paese ha in genere diversi tipi di cornamuse tradizionali. In Scozia, per esempio, oltre allo strumento che più ci interessa in questa sede, ovvero la celeberrima Great Highland Bagpipe (la grande cornamusa delle Highlands), altri strumenti che possono vantare una lunga tradizione sono la Scottish Smallpipe e la Border Pipes, con quest’ultima che è nota anche con i nomi di Lowland Pipes e Reel PipesOltre a queste cornamuse, in tempi recenti gli scozzesi hanno sviluppato anche altri strumenti, tra i quali figurano ad esempio l’Highland Musette e la Folk Pipes. In Irlanda, sempre parlando di strumenti della tradizione, abbiamo l’Uilleann Pipes, la Great Irish Warpipes e la Brian Boru BagpipesAnche la Spagna ha varie cornamuse, tra le quali le più celebri sono sicuramente la Gaita asturiana, la Gaita galiziana e la Gaita de boto. In Italia abbiamo il Baghèt, la Piva Emiliana, la Musa delle quattro province, la Baga veneta e un nutrito numero di zampogne, alcune anche piuttosto differenti tra loro e che pur non essendo propriamente cornamuse condividono con queste l’origine. E tutto ciò per citare solo gli esemplari più celebri! 

Malgrado la loro infinita varietà, che col tempo ha fatto nascere strumenti spesso molto diversi, tutte le cornamuse condividono un’origine comune. Stando a quanto ne sappiamo oggi questi strumenti sono infatti comparsi per la prima volta più di duemila anni fa nel bacino del Mediterraneo. Vero è che alcuni loro antenati si potevano trovare anche in tempi più remoti già nell'Antico Egitto, ma in quel caso si trattava semplicemente di flauti costruiti con canne e provvisti di ance, senza sacca né bordoni, che furono aggiunti solamente molti secoli dopo. Anche nella Bibbia si parla di strumenti con ogni probabilità simili, per l’esattezza nel libro del profeta Daniele, scritto oltre cinquecento anni prima della nascita di Cristo. L’autore del libro menziona degli strumenti definiti con il termine aramaico "sumponyàh", tradotto generalmente con "zampogna" oppure "cornamusa" in molte versioni contemporanee (Cfr. Da 3:5, 10, 15). Secondo il racconto biblico, questi strumenti venivano suonati alla corte del re Nabucodonosor II, il celebre sovrano babilonese che regnò all’incirca dal 634 al 562 a.C. Non sapendo con precisione di che strumenti si trattasse, è lecito ritenere che fossero più o meno simili ai loro colleghi egiziani. Da alcuni bassorilievi sappiamo infatti che i babilonesi suonavano flauti simili a quelli in uso in Egitto, mentre non risulta che usassero delle cornamuse, nemmeno rudimentali, anche se naturalmente questo non è del tutto sufficiente ad escludere una loro eventuale presenza in quell’area. 

La prima cornamusa in senso stretto, quindi provvista di sacca, di cui si hanno notizie sicure compare invece durante l'Impero Romano: si tratta della Tibia Utricularis, uno strumento forse suonato addirittura anche dall’imperatore Nerone. Una teoria, in verità piuttosto controversa, vorrebbe che durante il famoso incendio di Roma il famigerato imperatore suonasse proprio una Tibia Utricularis, e non la lira, come vorrebbe invece la tradizione entrata ormai nell'immaginario collettivo. In ogni caso sappiamo che già i Romani ritenevano la loro cornamusa di origine Greca o Etrusca, quindi la sua nascita potrebbe essere precedente a quella della civiltà romana. Partendo dal bacino del Mediterraneo nel corso dei secoli l'impiego delle cornamuse si estese a tutta l'Europa, a buona parte dell'Asia e anche del Nord Africa. Durante il Medioevo, forse il periodo di massima diffusione di questi strumenti, si iniziarono ad aggiungere i bordoni (v. qui): prima solo uno, poi due e via dicendo, in base allo strumento. Al contempo ogni popolazione sviluppò un proprio modello di cornamusa, che venne poi affinato nei secoli seguenti fino ad arrivare agli strumenti attuali. Sempre parlando a proposito dell’aggiunta dei bordoni, è interessante vedere come ancora oggi si possano trovare alcuni tipi di cornamuse che ne sono sprovvisti, in varie parti d'Europa ma anche in Asia e in Africa. 

 

Storia della cornamusa scozzese

Suonatori di cornamusa medievali dalle Cantigas de Santa Maria (sec. XIII)

Ma cosa ha portato alla nascita e allo sviluppo di questi strumenti? Beh, ovviamente nessuno può dirlo con assoluta certezza, non essendoci prove al riguardo. L'ipotesi più accreditata sostiene che l'aggiunta della sacca sia stato un modo per evitare la difficile tecnica della respirazione circolare, molto diffusa nel mondo antico. Per poter suonare usando questa tecnica l'esecutore deve accumulare una riserva d'aria all'interno della bocca gonfiando le guance, sfruttando poi questa riserva per mantenere lo strumento in funzione mentre inspira. In pratica egli inspira ed espira contemporaneamente, usando le guance proprio come se fossero la sacca di una cornamusa. Come potrete facilmente intuire, non si tratta di una cosa esattamente automatica, e richiede parecchio esercizio! Come se ciò non bastasse, l'impiego eccessivo delle guance porta col tempo ad alterazioni dei tratti somatici, deturpando il viso. L’aggiunta della sacca fatta su strumenti preesistenti permise quindi di evitare tutti questi problemi pur continuando a mantenere un suono continuo, senza interruzioni, facendo contemporaneamente nascere il primo esemplare di cornamusa della Storia. Se volete farvi un'idea più precisa circa il funzionamento della respirazione circolare vi consiglio di cercare in rete dei video di suonatori di launeddas sarde oppure di didgeridoo australiano, forse i due più noti strumenti ad usare costantemente questa tecnica. 

Ora, quando si parla di cornamuse la cosiddetta "parte del leone" la fa sicuramente lei, quella che è stata soprannominata "la nobile signora" e "la regina delle Highlands": la Great Highland Bagpipe, in gaelico scozzese Pìob Mhòr, cioè la "Grande Cornamusa". Come ho giò accennato, e come indica chiaramente il suo nome, si tratta della cornamusa originaria delle Highlands scozzesi ed è sicuramente il tipo di cornamusa più diffuso al mondo, tanto da essere divenuta col tempo un'autentica icona delle cornamuse stesse. La sua origine si perde nella notte dei tempi. Secondo alcuni storici le cornamuse potrebbero essere giunte in Scozia al seguito dei Celti o dei Romani. Non dimentichiamo infatti che, sebbene i Romani non abbiano mai occupato a lungo la Scozia attestandosi più a sud lungo il Vallo di Adriano, qualche giro da quelle parti l'hanno fatto, eccome! Lo dimostrano per esempio i resti dei vari insediamenti ritrovati molto più a nord del Vallo di Adriano, tra i quali anche i residui di un forte situato appena fuori la città di Inverness, quindi addirittura alle porte delle Highlands! Per non parlare ovviamente del Vallo di Antonino, posto a circa centosessanta chilometri a nord del suo ben più famoso collega, indicativamente nella zona che collega le attuali città di Glasgow ed Edimburgo. Questo vallo venne utilizzato solamente per un ventennio, prima che i Romani decidessero che per loro era più pratico e conveniente ritirarsi sul Vallo di Adriano.

Tornando alle cornamuse, purtroppo, in qualunque modo sia andata, non abbiamo nessun tipo di prova circa la presenza di questi strumenti sul suolo scozzese in tempi così antichi. Il primo testo che ne parla risale infatti al 1396 ed è un resoconto della battaglia di North Inch of Perth, una battaglia studiata a tavolino per risolvere una disputa tra clan rivali combattuta a fine settembre di quell'anno. Pochi anni prima si trova un accenno a proposito della presenza di cornamuse in territorio britannico nei "Racconti di Canterbury", scritti da Geoffrey Chaucer a partire dal 1387 circa. In questo caso però si parla chiaramente dell’Inghilterra, non della Scozia.  Inoltre, una controversa leggenda tramandata dal Clan Menzies vorrebbe che i resti di una cornamusa oggi conservata al West Highland Museum in Fort William risalgano almeno al 1314. Secondo la tradizione, questo strumento sarebbe stato suonato da un MacIntyre, all'epoca la famiglia di piper ereditari del Clan Menzies, durante la celebre battaglia di Bannockburn, combattuta proprio nel 1314. In accordo con la leggenda questa cornamusa sarebbe addirittura fatata, ragion per cui non sarebbe mai stata suonata in battaglia dalla parte dei perdenti. Tuttavia, sebbene venga apertamente dichiarato che lo strumento per come si presenta oggi non è del tutto originale, devo dire che nemmeno le parti considerate autentiche mi convincono molto, fatta forse eccezione per il chanter e l'insufflatore per i quali mi riservo il beneficio del dubbio, dal momento che mi sembrano sì antichi, ma non credo comunque che siano addirittura medievali. 

Per avere qualche prova più consistente circa la presenza di cornamuse in Scozia bisogna attendere la metà del XV secolo, epoca a cui risale la prima fonte iconografica scozzese: si trova nella celeberrima Rosslyn Chapel, costruita intorno al 1450 (le fonti spesso discordano sulle date precise) e situata a Roslin, piccolo borgo poco a sud di Edimburgo. Qui, sul capitello di una colonna, è scolpita la figura di un angelo intento a suonare una cornamusa. In ogni caso fino al XVII secolo anche le fonti iconografiche sono piuttosto scarse, e pure scarne. Basandoci sull'iconografia, infatti, le poche cose che sappiamo di quel periodo riguardano principalmente la struttura dello strumento, che almeno fino alla metà del XVII secolo presentava un solo bordone. Nella seconda metà del XVII secolo pare sia stato aggiunto il secondo bordone e pochi decenni dopo, quindi agli inizi del XVIII secolo, il terzo, dando così allo strumento un aspetto simile a quello attuale. 

Anche la cornamusa dell'angelo della Rosslyn Chapel ha un solo bordone, al pari delle altre cornamuse raffigurate nell'arte medievale di vari paesi europei. Inoltre, sembra che almeno fino al XII secolo le cornamuse europee fossero del tutto sprovviste di bordoni: l'aggiunta sarebbe stata fatta tra il XIII e il XV secolo, sicuramente con modi e tempi diversi tra un Paese e l'altro. A ben guardare non è nemmeno impossibile che la Scozia, data la sua posizione geografica diciamo “ai confini del mondo”, sia stata tra gli ultimi Paesi ad adottare la novità. Le poche altre cose che sappiamo precedenti il XVII secolo riguardano il fatto che ogni capoclan aveva alle proprie dipendenze uno o più piper professionisti, il cui unico compito era quello di accompagnare con la propria musica ogni aspetto della vita del clan. Spesso questo ruolo, che corrispondeva a un vero e proprio titolo, era ereditario, e il piper veniva considerato secondo solo al capoclan nella scala gerarchica!

Si ebbero così alcune famose dinastie di piper ereditari. Un celebre esempio è rappresentato dalla famiglia MacCrimmon, pipers del Clan MacLeod of Skye. I MacCrimmon ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della musica per cornamusa in senso moderno almeno a partire dal XVII secolo, se non da prima, e sono anche legati a doppio filo alla storia del Piobaireachd. Altre famosissime dinastie di piper furono i MacArthur del Clan MacDonald of Sleat, i MacGregor del Clan Campbell of Glenlyon e i Rankins del Clan MacLeans of Coll, Duart and Mull. A partire dal 1746 si ebbe una svolta decisiva, purtroppo in senso negativo: dopo la disastrosa sconfitta dell'esercito giacobita sul campo di battaglia di Culloden Moor, vicino a Inverness, gli inglesi vietarono agli scozzesi di far uso di qualunque cosa riguardasse la loro identità nazionale. Furono quindi banditi il tartan e il kilt, fu vietato portare armi e, ovviamente, anche la cornamusa venne messa al bando, fatta eccezione per i reggimenti scozzesi inquadrati nell'esercito britannico. Fu l'inizio della fine per l'antico sistema dei clan! 

Rough Castle Storia della cornamusa scozzese

L'area su cui sorgeva il Rough Castle Fort, lungo il Vallo di Adriano e oggi nei pressi di Falkirk.

Vallo di Antonino Storia della cornamusa scozzese

Il pannello informativo, nei pressi del Rough Castle Fort, che tra le altre cose ricorda anche la competizione per cornamuse del 1781 (in basso a destra).

Nel 1781, dopo tanto tempo, venne finalmente organizzata nei pressi di Falkirk la prima competizione legale per cornamusa, grazie soprattutto agli sforzi della Highland Society of London che nel frattempo si stava battendo per l’annullamento del bando. Teatro della gara fu il Rough Castle Fort, un tempo poderoso forte romano lungo il Vallo di Antonino, di cui purtroppo oggi rimane ben poco se non i terrapieni.

Falkirk venne scelta ufficialmente perché sorge in una posizione a metà strada tra le Highlands e le Lowlands, e quindi rappresentativa di tutta la nazione. Personalmente sospetto però che il fatto che il 17 gennaio del 1746, pochi mesi prima di Culloden, nei pressi della cittadina fosse stata combattuta una battaglia che aveva visto vittorioso l’esercito giacobita possa aver influenzato non poco la scelta della località.

In ogni caso, malgrado la competizione il bando venne annullato solamente nel luglio dell’anno seguente, quindi nel 1782.

Finalmente la cornamusa poté tornare a far sentire la sua possente voce per le verdi vallate e sulle desolate scogliere della Scozia. Fiorirono varie scuole, e la Great Highland Bagpipe (in seguito GHB) prese sempre più piede anche all'interno dell'esercito britannico, dove del resto ogni reggimento scozzese aveva in organico già da tempo almeno un piper. E proprio grazie all’esercito britannico e alle colonie di Sua Maestà la GHB venne esportata in mezzo mondo, dall’America all’Asia, dall’Oceania all’Africa, contribuendo non poco all’ampia diffusione che ancora oggi la caratterizza. Per volontà della grande regina Vittoria, notoriamente innamoratissima della Scozia, verso la metà del XIX secolo nacquero le prime pipe band, che videro la luce in ambiente militare ma che vennero presto assimilate anche dalla società civile. E fu sempre Vittoria nel 1843 a volere per sé un piper personale, una tradizione che continua nella monarchia britannica ancora ai giorni nostri. Anche la regina Elisabetta II ha infatti alle proprie dipendenze un piper personale, il cosiddetto "Piper to the Sovereign" o "Queen's Piper". Si tratta del più alto incarico assegnato a un piper in servizio nelle forze armate; il suo compito è suonare ogni mattina alle nove in punto sotto le finestre della regina, per circa quindici minuti. Volete mettere la soddisfazione di dare il buongiorno a suon di musica a Sua Maestà?

Il periodo delle due guerre mondiali fu particolarmente duro per i suonatori di cornamusa. Soprattutto durante il primo conflitto, l’esercito britannico mantenne l’antica consuetudine di mandare avanti i piper sui campi di battaglia per infondere coraggio alle truppe, senza però dar loro la benché minima possibilità di difendersi. Fu una carneficina: alla fine della guerra si contarono più di mille piper caduti in combattimento, sui circa duemilacinquecento che presero parte alle operazioni belliche. Già verso il termine del conflitto, e poi con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, si decise allora di esonerare i piper dai combattimenti per lasciarli nelle retrovie. Uno dei pochi a prendere attivamente parte agli scontri fu il celebre piper Bill Millin, che sbarcò su Sword Beach il 6 giugno del 1944 durante il D-Day. Conosciuto anche come Piper Bill, il nostro era il piper personale di Simon Fraser, il XV Lord Lovat, che decise di impiegarlo in battaglia, malgrado il divieto, pronunciando la nota frase: "Si tratta di un ordine inglese, ma tu e io siamo scozzesi: la cosa non ci riguarda"!

Bill Millin sbarcò quindi sotto il fuoco dei tedeschi, e per tutta la giornata percorse la spiaggia suonando "The Road to the Isles" e "Highland Laddie", infondendo coraggio nei suoi compagni e riuscendo a salvarsi miracolosamente. Quando a sera venne chiesto ad alcuni prigionieri tedeschi perché non gli avessero sparato, considerando che si trattava di un bersaglio anche fin troppo facile, la loro risposta fu che pensavano semplicemente che fosse impazzito, e che quindi non valeva la pena sprecare proiettili con lui. Solo un pazzo infatti, secondo loro, avrebbe potuto continuare a suonare in mezzo a quell'inferno. Piper Bill si è spento il 17 agosto del 2010 all'età di 88 anni. L'8 giugno del 2013 a Colleville-Montgomery è stata inaugurata una splendida statua dedicata a questo eroe, alla presenza di alcuni reduci del D-Day e di numerose pipe band provenienti da vari Paesi. La prova di come, per fortuna, si può diventare eroi di guerra semplicemente suonando e non solamente ammazzando.

Bill Millin D-Day Storia della cornamusa scozzese

Statua dedicata a Bill Millin nei pressi di Sword Beach, a Colleville-Montgomery

(autore Billmillinfan/CC BY-SA)

Tornando alla storia della cornamusa in senso generale, durante tutto il Novecento vennero migliorate le potenzialità dello strumento, soprattutto rendendone l'intonazione decisamente più stabile rispetto al passato, una tendenza che fortunatamente continua ancora oggi. Inoltre, accanto ai progressi costruttivi, o forse soprattutto grazie ad essi, si è col tempo sviluppato un sistema altamente competitivo, sia a livello solistico che di ensemble. In tutto il mondo si svolgono così competizioni aperte sia ai dilettanti che ai professionisti, naturalmente suddivisi in categorie che tengono conto del livello di abilità.

A questo proposito vi consiglio di provare a seguire almeno una volta nella vita i World Pipe Band Championships, cioè i campionati mondiali di pipe band che si tengono ogni anno a Glasgow, generalmente nel secondo o nel terzo weekend di agosto. Vi partecipano bande di ogni livello provenienti da vari Paesi e ogni anno è uno spettacolo davvero unico! Naturalmente, accanto alle bande da competizione esiste anche un considerevole numero di bande cosiddette "sociali", dove lo scopo non è partecipare a competizioni ma semplicemente suonare per divertirsi e per passare qualche ora piacevole in compagnia di amici. In questo caso ovviamente il livello musicale è spesso, ma non sempre, più basso rispetto a quello delle bande da competizione. Alla fine della fiera però mi viene da dire che probabilmente hanno ragione loro: la musica non dovrebbe essere una gara. Per come la vedo io dovrebbe essere invece il piacere di esprimere sé stessi attraverso uno strumento musicale, senza la tipica “ansia da prestazione” che inevitabilmente affligge chi si dedica all’agonismo! Del resto il sistema delle competizioni, per come è inteso oggi, viene sempre più attaccato anche da esponenti di rilievo provenienti dallo stesso ambiente.

Avendo visto gli importanti cambiamenti già avvenuti in passato, cosa ci riserverà allora il futuro della cornamusa scozzese? Staremo a vedere, devo dire che personalmente sono parecchio curioso!

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